India open data, pneumatici italiani, prove tecniche di ipv6: conti e racconti

India Open Data. La più grande democrazia del mondo apre una sua piattaforma per gli open data della pubblica amministrazione nazionale. Il sito sarà data.gov.in e diventerà operativo entro luglio. L’utilizzo previsto è per programmi scientifici, economici e di sviluppo. Via The Next Web.

Copertone selvaggio. Ogni anno in Italia spariscono nel nulla 80mila pneumatici: sono classificati come “rifiuti speciali” e quindi vanno smaltiti in discariche specializzate. In alcuni casi vengono bruciati. Ma, ricorda il Rapporto Ecomafia 2011, “Con ogni probabilità finiscono nelle maglie del mercato illegale: diventano oggetto di traffici nazionali e internazionali, o finiscono abbandonati in discariche abusive”. Qui il post sul blog “Guardie e ladri di Roberto Galullo.

Prove dell’internet che verrà. Google, Facebook, Yahoo, YouTube sperimentano oggi per 24 ore il passaggio alla sesta generazione del protocollo ip. Chi vuole monitorare il traffico online su ipv6 (“internet protcol version 6”) può farlo anche con Google da qui: secondo le stime di “Big G” le comunicazioni con ipv6 sono superano lo 0,30% dei pacchetti di dati scambiati.

I miliardari delle api. Dove “api” significa “application programming interface”: sono le interfacce utilizzate dagli sviluppatori software per accedere, per esempio, a una piattaforma online e progettare applicazioni. Ecco da Programmableweb una raccolta di dati sulle richieste che arrivano a Facebook, twitter e altri giganti online. Segnalano l’interesse degli utenti online per l’uso di applicazioni. Ma non sono confrontabili perché riguardano periodi di tempo distanti. Per esempio, i dati di Facebook sono del 2009 e quelli di twitter del 2011.

Metalli Rari. Il report dell’Unione europea (qui il pdf). Che attraverso stime sulla disponibilità dei materiali nelle aree geografiche apre prospettive inedite sullo sviluppo tecnologico per le telecomunicazioni e le energie rinnovabili. A partire da indio, tantalio, platino, terre rare…

Chi ha cosa. La banca dati della “Columbia journalism review” per esplorare l’assetto dei media negli Stati Uniti. E scoprire come hanno costruito piattaforme integrate per redazioni che lavorano su carta, tv, radio, web.

(image credits: Google)

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