Terremoto e verifiche sui social media

Poco dopo il terremoto di ieri le prime testimonianze sono arrivate nei social network. Come è accaduto altre volte negli ultimi mesi. Alfred Hermida è un giornalista che ha esaminato alcune conseguenze nella produzione di informazione alimentata dai social media, in un’intervista pubblicata sul blog “Regret the error” di Poynter. Ricorda che il processo di verifica delle informazione è stato disaggregato (“unbundled”) da tecnologie “real time” e “networked” che connettono il pubblico online: è una prassi che supera i confini delle redazioni per essere integrata con l’attività del pubblico online. E poi afferma che i giornalisti possono aggiungere valore nell’ambiente aperto e distribuito dei social media attraverso la ricostruzione di “prospettiva, insight, contesto e analisi”. È l’opportunità di ampliare un patto di fiducia.
Negli ultimi giorni gli esempi di tweet first, verify later si moltiplicano. Subito dopo il sisma su twitter sono stati diffusi messaggi sull’intensità del sisma, ma i dati riguardavano terremoti precedenti nel corso della serata. Oppure, la falsa fotografia su Facebook del presunto responsabile dell’attentato di Brindisi. In entrambi i casi la collaborazione spontanea tra il pubblico e i giornalisti è stata decisiva per capire la verità.

(image credits: Ingv)

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