Internet e la bolla dei filtri

 

 

 

 

 

 

 

“La democrazia funziona solo se noi cittadini siamo capaci di pensare oltre i nostri limitati interessi personali. Ma per fare ciò abbiamo bisogno di una visione condivisa del mondo che coabitiamo. Dobbiamo entrare in contatto con le vite di altre persone, con i loro bisogni e i loro desideri. La ‘filter bubble’ ci spinge nella direzione opposta: crea l’impressione che il nostro limitato interesse individuale sia tutto ciò che esista”: è una riflessione di Eli Pariser, confondatore dell’organizzazione non profit Avaaz, scritta nel suo libro, “The filter bubble“. Chi utilizza un motore di ricerca come Google vedrà risultati differenti da altre persone a partire, per esempio, dal luogo in cui si trova. Oppure su Facebook è più probabile che siano mostrati i messaggi delle persone con cui si interagisce più frequentemente, con un commento o un “mi piace”. Secondo Pariser, nel tempo la personalizzazione genera una “filter bubble”: è una bolla costruita attraverso i filtri automatici e volontari per selezionare le informazioni dove “l’utente è il contenuto”. Può costruire il suo ambiente ed esserne influenzato. Con la conseguenza di contribuire a plasmare “una sfera pubblica selezionata e manipolata dagli algoritmi, frammentata dal design, e ostile al dialogo”. Una sfida per i media civici sarà di edificare spazi per la discussione su internet.
Pariser ricorda nel libro la comunità californiana di The Well: era un gruppo di pionieri che su internet ha trovato un luogo d’incontro nei primi anni Ottanta. Ne facevano parte uno scrittore di fantascienza come Bruce Sterling e Larry Brilliant, medico impegnato a eradicare il vaiolo in India negli anni Settanta. The Well era un laboratorio di idee dove esperienze e storie confluivano. Anzi, la preoccupazione era che internet appiattisse luoghi e memorie. Ma come racconta Pariser sta accandendo il contrario: la “filter bubble” accelera la costruzione di nicchie poco connesse tra di loro, concentrate sui loro interessi. E accresce il bisogno di trovare territori d’incontro.

(image credits: thefilterbubble.com)

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