La censura cinese cancella Occupy

“Occupy” è ormai diventato un format per le proteste nel mondo: in Cina è una parola censurata sui social network: non è possibile cercarla nei messaggi inviati dai cittadini. Quello di China Digital Times è un gruppo di analisti che monitora la liberà su internet e le restrizioni decise da Pechino. Ha scoperto che termini come “Occupy Shanghai” non danno risultati nelle ricerche su Weibo, una sorta di twitter cinese. A guidare i ricercatori nell’esplorazione delle maglie della censura è Xiao Qiang, astrofisico che durante le manifestazioni di piazza “Tian an men” era sceso in strada. Se prima la censura bloccava intere piattaforme per la partecipazione dei cittadini (come accade, ad esempio, con Facebook e YouTube, raggiungibili però attraverso connessioni vpn, ma dipende dal luogo), adesso applica un controllo selettivo: è in grado di impedire l’accesso a singole pagine web in aree differenti della nazione e in particolari periodi.

(image credits: china digital times)

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