Le conseguenze dei civic media

Molti erano convinti che internet avrebbe appiattito le differenze culturali: sembra invece che sia diventato uno spazio di espressione per tanti piccoli gruppi, ognuno portatore di una sua visione del mondo. Alcuni caricano internet di aspettative automatiche di libertà, democrazia e sviluppo, come più volte ha denunciato Evgeny Morozov nel suo “Net Delusion” e come aveva scritto Luca De Biase in “Edeologia”. Ma il cambiamento sembra più lento e meno prevedibile rispetto alle aspettative ingenue delle “edeologie” e dei “cyberutopisti”.

A ricordare altri due punti critici è Giovanni Boccia Artieri: “Quello che è certo è che la strada aperta dall’interconnessione tra contenuti e relazioni sociali è da considerare un punto di non ritorno e anche una delle forze del web sociale. Il fatto che questo si traduca in un principio generalizzato di selezione per cui «posso incontrare solo ciò che possono incontrare e non posso incontrare ciò che non posso incontrare» è, invece, qualcosa che non necessariamente dobbiamo accettare”. Selezione perché, per esempio, leggo soprattutto quello che mi segnalano gli amici sul social network. Deriva di conseguenza una “bolla” informativa: iperinformazione su alcuni temi, invisibilità per tanti altri. Giuseppe Granieri suggerisce una risposta in parole semplici. Anche la www.verità ricordata da Gianni Riotta è una conseguenza di cui essere consapevoli: la storia di Wikipedia è anche una storia di conflitti dove ognuno difende la sua visione, la sua verità, anche se non ha un riscontro oggettivo.

Il dibattito sui civic media riguarda tutti. Molti italiani abitano gli spazi di internet con civiltà. Qualcuno meno. Finora sono emersi non pochi racconti balcanizzanti della convivenza online. Come “Guardie e ladri”: gli hacker attaccano, chi difende la sicurezza insegue. La confusione generata dal frastuono è un terreno favorevole a interventi della criminalità organizzata e forse, di organizzazioni di intelligence. È anche uno scenario che, con le dovute differenze, ricorda gli anni Settanta in Italia. A pagarne i costi, come allora, saranno tutti. Oppure, la balcanizzazione è la caccia al diverso per etnia, religione, nazionalità. Questa è l’internet che tanti non vogliono. La discussione sui civic media è una discussione sulla convivenza civile con il prossimo: nel proprio quartiere o nell’intera internet non fa differenza.

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