Twitter e la verifica delle informazioni

La notizia della liberazione di Rossella Urru, cooperante rapita in Algeria, è circolata per una giornata, amplificata anche attraverso i social network. Marco Bardazzi, giornalista de La Stampa, scrive un editoriale ricordando che

“Solo la «France Press», tra gli organi d’informazione più autorevoli, dispone di una qualche presenza nelle regioni tra Algeria e Mali: tutti gli altri si affidano a canali poco affidabili. La diplomazia e le trattative d’intelligence in questi casi si muovono con tempi lunghissimi e comunicazioni minime. In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare”

Non è la prima volta che accade. Tempo la rivista della scuola di giornalismo della Columbia University aveva raccolto alcune indicazioni su come gestire su twitter informazioni non verificate in modo esaustivo. Anche Luca Sofri ricostruisce gli avvenimenti e descrive cosa accade in una redazione quando bisogna valutare notizie in poco tempo.

“Non è la prima volta che invece, a sapere com’è andata, la storia è un’altra e lo sbaglio è stato fatto da una professione che si sottrae – per competizione e ansia da prestazione – alla differenza tra essere giornalista e non esserlo, salvo protestare spesso perché quella differenza non viene riconosciuta”

Bardazzi risponde sul suo blog

“Lanciare l’allarme e auspicare che il metodo giornalistico, con i suoi tempi e le sue modalità di verifica, prenda campo anche su Twitter, non significa strizzare l’occhio ai cosiddetti lettori “tradizionali”. Significa invece avere a cuore che anche per loro – e per i loro figli – sia garantito un futuro con un’informazione seria, autorevole e credibile, quali che siano le piattaforme digitali o cartacee dove andranno a cercarla”

Interviene nel dibattito il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Che scrive:

“Il vero errore lo hanno fatto i giornalisti, che sono pagati per controllare la veridicità dei fatti e fare le verifiche incrociate e non per accodarsi agli entusiasmi. Se i professionisti appaiono certi, allora tutti gli altri hanno diritto di pensare che la notizia sia vera. Quando rivendichiamo l’importanza del giornalismo per avere un’informazione seria e affidabile, dobbiamo innanzitutto sentire la responsabilità che pesa sulle nostre spalle e ricordarci che la credibilità è il nostro unico, vero, patrimonio”

(image credits: cloud.li)

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