Eyes wide shut project

Eyes wide shut project è un’indagine sulla violenza, sul potere e sulla verità. La prima parte ricostruisce il network di World Wide Mafia (Eyes wide shut project II). Il 28 luglio del 1993 ero a Roma in automobile, lato passeggero, senza autoradio. Traffico bloccato per molto tempo. Era la mattina dopo l’attentato a San Giovanni in Laterano. La città sembrava paralizzata. Una violenza cieca, imprevedibile, devastante. E incomprensibile.

È nella seconda metà degli anni Duemila che riprende un dibattito pubblico sulla mafia. Prima non sarebbe stato immaginabile. Questa volta c’è anche il web. Ipotesi: e se l’Italia avesse attraversato un altro periodo di transizione violenta? Mediante fonti di pubblico dominio risulta possibile esaminare le radici storiche della criminalità organizzata. A partire da Milano dove sembrava inesistente. E non è difficile ampliare l’osservazione alla Lombardia, poi al Mezzogiorno e all’Italia. E in seguito all’Europa, all’America, all’Asia e all’Africa. È un modo di rileggere il presente. Richiede di adoperare fonti verificate o verificabili che arrivano da documentazioni primarie e inchieste giornalistiche. Il metodo è aperto e migliorabile.

Il 19 luglio del 2001 partecipavo alle manifestazioni contro il G8 a Genova. C’erano i black bloc: come tanti altri non avevo idea della loro esistenza. E non ho fatto nulla per fermarli quando li ho visti smontare le panchine. Ancora adesso me ne pento. Poche ore dopo ho lasciato la città mentre veniva chiuso il centro. Di nuovo una violenza improvvisa, incontrollabile, oscura, incomprensibile. E un’altra ipotesi: una spirale di violenza simile sarebbe potuta avvenire durante una fase di transizione? E se sì, quali sarebbero stati i network che avrebbero potuto essere attivati o strumentalizzati dall’esterno per intervenire sul campo? È un terreno molto scivoloso, soprattutto in Italia. Dal punto di osservazione contemporaneo i pregiudizi, le ideologie e la geopolitica del passato sono una cortina fumogena che impedisce una visione meno soggettiva degli eventi. Sono necessari più dati. È già in corso un processo di rielaborazione profonda come ha spiegato Enrico Deaglio. The -ism network (Eyes wide shut project I) fa parte di questo percorso di rilettura del passato anche attraverso il web. Include molti gruppi. L’estrema destra. Il fondamentalismo islamico armato (che è lontano anni luce dalla cultura musulmana). Per l’estrema sinistra gli strumenti online non consentono ancora rappresentazioni con una soglia minima di accuratezza, ma è almeno possibile avviare la ricostruzione delle fonti di singoli eventi (come il caso Moro). Sarebbe un itinerario incompleto senza i network delle agenzie di intelligence.

L’idea originaria di Eyes wide shut project prevedeva che ogni parte fosse suddivisa a sua volta in tre capitoli. Il primo doveva essere una rielaborazione di dati in pubblico dominio, ad esempio attraverso visualizzazioni (ad esempio Mafiaviz). Il secondo capitolo doveva includere cartine geografiche digitali. E il terzo dovrebbe raccogliere storie ispirate dai precedenti due. L’ispirazione di Eyes wide shut project deriva dalla satyagraha: una ricerca della verità che emerge dai fatti, non da visioni preconfezionate o strumentali. Tante cose sono già sotto gli occhi di tutti senza dover immaginare che esistano casseforti imbottite di misteri o grandi burattinai. Occorre imparare a osservare con molta pazienza e molto sacrificio. Eyes wide shut.

Resta un’ultima area poco visibile da esplorare. Sono le reti informali delle elite, laiche e non laiche, con i loro collegamenti globali. Altrimenti qualsiasi teoria del complotto può sembrare verosimile nella misura in cui è credibile come la trama di un film. Ex absurdis sequitur quodlibet. È il terreno delle macchine del fango. In questo scenario esistono verità inconfessabili e ha potere chi conosce quelle verità: può ricattare o essere ricattato. La terza parte di Eyes wide shut project sarà completata entro la prossima estate con fonti di pubblico dominio.

Eyes wide shut project III: The Hypernetwork

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