I sentieri che si biforcano

(Racconto)

…ha appena chiuso il cancello e percorre la discesa punteggiata da ulivi e pioppi. È agosto, è l’ora di pranzo e fa molto caldo. Con la coda dell’occhio osserva che dall’altro lato, alla fine della salita, è parcheggiato un Suv nero con i vetri oscurati che occupa l’intera ampiezza della strada. Poi il fotogramma scompare.
Raggiunge il secondo bivio. Sulla sinistra la via non offre riparo: sceglie di proseguire a destra sotto l’ombra assicurata dagli edifici. Ancora un altro bivio. Ha davanti un’automobile nera ferma al centro della strada. All’interno siede un uomo che guarda di fronte a sé. È a torso nudo, visibilmente sovrappeso e il volto resta coperto dal parasole. La scena è surreale: nessun suono, nessuno spostamento. Nessuno intorno. Trova uno spazio ristretto per passare tra la vettura e un muretto. È il tragitto più breve e più razionale: la scelta è istintiva, non meditata. Lungo il percorso ascolta il suono di poche cicale. Poco dopo in una piazza deserta trova la stessa automobile nera, parcheggiata in modo perpendicolare al suo cammino: l’uomo seduto al volante guarda diritto senza alcuna espressione. La stazione del treno è lontana. Le montagne in lontananza sono nitide. E quando raggiunge i binari della ferrovia si siede. Poi respira…

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