Archive for the ‘maps’ Category

Geografie su internet

ottobre 10, 2013

ue

Le nazioni viste in relazione alla loro popolazione online. Dall’Oxford Internet Institute. Via The Atlantic.

(image credit: Oxford Internet Institute)

Annunci

Soglie di povertà

ottobre 7, 2013

map

La domanda è: cosa significa essere poveri? The Poverty Line è una semplice indagine sulle soglie di povertà nel mondo che prevede di riunire anche un album di immagini dal globo attraverso i contributi del pubblico online.

(image credit: The Poverty Line)

 

Mappe di internet

settembre 18, 2013

internetmap

Visual.ly raccoglie nel suo blog alcune mappe che rivelano la complessità di internet: è un percorso originale attraverso differenti punti di vista. Molte sono già entrate da tempo nel dibattito pubblico, ma riunite insieme portano alla luce la complessità della rete di reti che connette l’umanità.

(image credit: Visual.ly)

Eyes wide shut project

luglio 27, 2013

Eyes wide shut project è un’indagine sulla violenza, sul potere e sulla verità. La prima parte ricostruisce il network di World Wide Mafia (Eyes wide shut project II). Il 28 luglio del 1993 ero a Roma in automobile, lato passeggero, senza autoradio. Traffico bloccato per molto tempo. Era la mattina dopo l’attentato a San Giovanni in Laterano. La città sembrava paralizzata. Una violenza cieca, imprevedibile, devastante. E incomprensibile.

È nella seconda metà degli anni Duemila che riprende un dibattito pubblico sulla mafia. Prima non sarebbe stato immaginabile. Questa volta c’è anche il web. Ipotesi: e se l’Italia avesse attraversato un altro periodo di transizione violenta? Mediante fonti di pubblico dominio risulta possibile esaminare le radici storiche della criminalità organizzata. A partire da Milano dove sembrava inesistente. E non è difficile ampliare l’osservazione alla Lombardia, poi al Mezzogiorno e all’Italia. E in seguito all’Europa, all’America, all’Asia e all’Africa. È un modo di rileggere il presente. Richiede di adoperare fonti verificate o verificabili che arrivano da documentazioni primarie e inchieste giornalistiche. Il metodo è aperto e migliorabile.

Il 19 luglio del 2001 partecipavo alle manifestazioni contro il G8 a Genova. C’erano i black bloc: come tanti altri non avevo idea della loro esistenza. E non ho fatto nulla per fermarli quando li ho visti smontare le panchine. Ancora adesso me ne pento. Poche ore dopo ho lasciato la città mentre veniva chiuso il centro. Di nuovo una violenza improvvisa, incontrollabile, oscura, incomprensibile. E un’altra ipotesi: una spirale di violenza simile sarebbe potuta avvenire durante una fase di transizione? E se sì, quali sarebbero stati i network che avrebbero potuto essere attivati o strumentalizzati dall’esterno per intervenire sul campo? È un terreno molto scivoloso, soprattutto in Italia. Dal punto di osservazione contemporaneo i pregiudizi, le ideologie e la geopolitica del passato sono una cortina fumogena che impedisce una visione meno soggettiva degli eventi. Sono necessari più dati. È già in corso un processo di rielaborazione profonda come ha spiegato Enrico Deaglio. The -ism network (Eyes wide shut project I) fa parte di questo percorso di rilettura del passato anche attraverso il web. Include molti gruppi. L’estrema destra. Il fondamentalismo islamico armato (che è lontano anni luce dalla cultura musulmana). Per l’estrema sinistra gli strumenti online non consentono ancora rappresentazioni con una soglia minima di accuratezza, ma è almeno possibile avviare la ricostruzione delle fonti di singoli eventi (come il caso Moro). Sarebbe un itinerario incompleto senza i network delle agenzie di intelligence.

L’idea originaria di Eyes wide shut project prevedeva che ogni parte fosse suddivisa a sua volta in tre capitoli. Il primo doveva essere una rielaborazione di dati in pubblico dominio, ad esempio attraverso visualizzazioni (ad esempio Mafiaviz). Il secondo capitolo doveva includere cartine geografiche digitali. E il terzo dovrebbe raccogliere storie ispirate dai precedenti due. L’ispirazione di Eyes wide shut project deriva dalla satyagraha: una ricerca della verità che emerge dai fatti, non da visioni preconfezionate o strumentali. Tante cose sono già sotto gli occhi di tutti senza dover immaginare che esistano casseforti imbottite di misteri o grandi burattinai. Occorre imparare a osservare con molta pazienza e molto sacrificio. Eyes wide shut.

Resta un’ultima area poco visibile da esplorare. Sono le reti informali delle elite, laiche e non laiche, con i loro collegamenti globali. Altrimenti qualsiasi teoria del complotto può sembrare verosimile nella misura in cui è credibile come la trama di un film. Ex absurdis sequitur quodlibet. È il terreno delle macchine del fango. In questo scenario esistono verità inconfessabili e ha potere chi conosce quelle verità: può ricattare o essere ricattato. La terza parte di Eyes wide shut project sarà completata entro la prossima estate con fonti di pubblico dominio.

Eyes wide shut project III: The Hypernetwork

Aspera

luglio 20, 2013

Una storia come tante. Da adolescente abitavo in Campania. Durante gli anni del liceo al mattino sollevavo le coperte poco dopo le sei: dormivo nella stessa stanza con mia nonna (non c’era altro spazio disponibile). Poi ero accompagnato alla stazione del paese, dove aspettavo il treno per il capoluogo di provincia. Circa venti minuti di tragitto. E ancora altri quaranta a piedi in direzione del liceo. Al ritorno il medesimo itinerario al contrario, spesso con autostop dalla stazione del paese fino a casa. Altri pendolari con cui viaggiavo, al pomeriggio, dovevano lavorare per pagarsi gli studi. Avevo un vecchio personal computer con i floppy da tre pollici e mezzo. Altrove, però, era possibile accedere a internet.
A 17 anni ho trascorso un mese a Londra e ho lavorato in un fast food: ero nella cucina, con un gruppo di donne eritree e somale. Appena maggiorenne sono andato a vivere da solo per alcuni mesi. Piuttosto noioso, ma utile in vista degli esami finali dell’ultimo anno di liceo.
Una sequenza di errori burocratici segna una svolta importante poco prima della laurea. Ho ricevuto, tutte insieme, le borse di studio che mi erano state assegnate in quattro anni consecutivi dopo quattro anni di ricorsi, oltre al rimborso del programma Erasmus. È stata una somma sufficiente a pagare due anni di master in giornalismo con parte delle spese.

La mappa della Campania

Questione meridionale e startup

luglio 13, 2013

Pochi ricordano la stupenda inchiesta di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino che dopo l’unità d’Italia attraversarono il Sud per capirne da vicino le esigenze. O lo stupore di Manlio Rossi-Doria quando poté dire di aver assistito alla scomparsa nelle campagne della fame secolare dei contadini. Sono minuscoli frammenti alle radici di una questione meridionale ancora viva dopo il processo di unificazione nazionale che risale a un secolo e mezzo fa.
Anche nel Mezzogiorno le startup dimostrano una risposta concreta dal territorio. Vivono e si nutrono della sua cultura. Ma la consapevolezza di questo straordinario processo è ancora poca. La mappa (in fase beta) della Puglia.

Sapere aude

luglio 7, 2013

Da piccolo la destinazione estiva per il mare era Metaponto. Ammiravo incuriosito i piatti decorativi con il profilo di un uomo e una scritta: il primo simbolo somigliava a un tempio greco, poi una U, una O con un trattino al centro, una A, una L rovesciata, ancora una O ma senza trattino, una lettera che somigliava a una P, poi una A e il simbolo di sommatoria che avevo visto sulla calcolatrice. Come avrei scoperto anni dopo era il nome in lingua greca di Pitagora (ΠUΘAΓOPAΣ). Insegnò anche a Metaponto dove morì. La terza mappa: la Basilicata.

Proteste nel mondo

luglio 4, 2013

protesteUna mappa indica le aree dove sono avvenute proteste durante il 2013: le informazioni derivano dalla banca dati di Gdelt, come spiega il blog iRevolution.
Un’altra cartina digitale è un tentativo di prevedere la probabilità di future violenze sul territorio in Afghanistan grazie ai dati geografici.

(image credit: John Beieler)

Pars construens

giugno 30, 2013

Ricostruire dalle macerie. Questa generazione di giovani sta già prendendo decisioni importanti. Può assistere silenziosa alla dissoluzione. Oppure può costruire con tanta pazienza e tanta umiltà. La seconda mappa: la Calabria.

Genius loci

giugno 22, 2013

Tempo fa con NovaLab24 fu iniziata un’esplorazione delle startup hi-tech italiane. Erano poche e difficili da scoprire. Tutte avevano profonde radici nel territorio.
Avevo provato a ricostruire alcune mappe: i link erano stati pubblicati poche volte sui social media, ma avevano richiamato alcune centinaia di visitatori.
Magari dopo alcuni anni può essere utile proseguire. È una sperimentazione ancora in via di definizione, avviata nelle ultime settimane. Riparte da Sud verso Nord. La prima è la Sicilia.